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Ugo Mulas / I graffiti di Saul Steinberg a Milano al Camera di Torino

La mostra Ugo Mulas / I graffiti di Saul Steinberg a Milano al Camera di Torino: gli orari, i periodi, il costo dei biglietti e le opere, la sede espositiva.

Mostra Ugo Mulas / I graffiti di Saul Steinberg a Milano Torino
Ugo Mulas / I graffiti di Saul Steinberg a Milano - Camera, Via delle Rosine, 18 - Torino

(Foto: Saul Steinberg, Palazzina Mayer, Milano, 1962 Fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli)

Mostra in corso dal 14 febbraio al 14 aprile 2024

Camera presenta una mostra d ifotografie di Ugo Mulas il quale fece in tempo a ritrarre i graffiti di Saul Steinberg, nella Palazzina Mayer a Milano, prima della loro distruzione.

Comunicato stampa delle mostra Ugo Mulas / I graffiti di Saul Steinberg a Milano

A cura di Walter Guadagnini e Archivio Ugo Mulas.

Nel 1961 Saul Steinberg realizza una straordinaria decorazione a graffito dell’atrio della Palazzina Mayer a Milano, su commissione dello Studio BBPR che ne seguiva la ristrutturazione. Un lavoro importante, che seguiva altre analoghe imprese compiute dal grande disegnatore e illustratore negli Stati Uniti nel corso del decennio precedente. A lavoro compiuto, Steinberg chiede a Ugo Mulas di testimoniare l’opera, nella sua interezza e nei particolari.

Il fotografo era già noto per le sue immagini della Milano del dopoguerra, della sua periferia e delle sale d’aspetto della Stazione Centrale, ma soprattutto per i suoi scatti del Bar Jamaica, luogo di ritrovo in quegli anni per il mondo dell’arte milanese. Dal 1954 aveva iniziato a documentare la Biennale di Venezia e lavorare come fotografo e curatore di articoli d’arte e architettura per riviste come “Illustrazione Italiana”, “Rivista Pirelli”, “Domus” e “Novità” (la futura “Vogue”). Per aiutare Mulas nel suo lavoro, Steinberg redige un breve testo che spiega l’iconografia e il senso della sua opera, una riflessione sul labirinto a partire dalla Galleria Vittorio Emanuele di Milano, città nella quale aveva vissuto prima della guerra.

L’artista decide per la prima e unica volta di lavorare sull’intonaco fresco, popolando i muri di personaggi e allegorie che affondano le proprie radici nella vita personale dell’artista - come l’immagine del gatto, “uno scherzo sul mio conto [...] un po’ un autoritratto” - ma anche nel mito e nella letteratura con figure come Don Chisciotte e Teseo.

Nel 1997 la palazzina sarà nuovamente ristrutturata, e i graffiti distrutti: oggi, di quello splendido intervento rimangono solo le fotografie di Ugo Mulas, capaci di restituire insieme il documento dell’opera e la sua interpretazione. La mostra nella Project Room di CAMERA racconta quella vicenda, riproponendo in scala l’intera decorazione a partire dalle fotografie di Mulas, in una puntuale ricostruzione dello spazio della Palazzina Meyer.

Una selezione di una quindicina di fotografie – tutte vintage – permettono di entrare in profondità nel lavoro di questi due grandi rappresentanti dell’arte del XX secolo, di apprezzare la fantasia iconografica steinberghiana e la lucidità poetica dell’occhio di Mulas.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas di Milano ed è accompagnata da un volume edito da Dario Cimorelli Editore, curato da Dario Borso, autore del testo critico e della ricerca che ha permesso la ricostruzione di questo singolare episodio della cultura italiana del dopoguerra, contenente le immagini di Mulas e il dattiloscritto inviato da Steinberg al fotografo.

Ugo Mulas (1928, Pozzolengo, Brescia – 1973, Milano)

Trasferitosi a Milano nel 1948, Ugo Mulas si avvicina al mondo dell’arte nel 1951, iniziando a frequentare il bar Jamaica, luogo di ritrovo di intellettuali e artisti. Comincia a lavorare professionalmente con la fotografia alla Biennale di Venezia del 1954 - di cui sarà fotografo ufficiale fino al 1972 - e con l’apertura, l’anno successivo, del suo primo studio fotografico. Durante la sua carriera documenta i principali eventi del panorama artistico del suo tempo; l’incontro con la Pop Art presentata alla Biennale di Venezia nel 1964 spinge Mulas a partire per gli Stati Uniti per realizzare un reportage sulla scena artistica newyorkese, occasione in cui ritrae artisti come Marcel Duchamp, Jasper Johns, Frank Stella, George Segal, Roy Lichtenstein e Andy Warhol. In seguito, riprenderà le contestazioni del 1968 alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano, la manifestazione “Documenta” a Kassel e la mostra “Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70” curata da Achille Bonito Oliva a Roma. Parallelamente collabora con il mondo dell’industria, della pubblicità e della moda; in quest’ultimo settore, in particolare, sperimenta nuove aperture verso il mondo dell’arte per “Vogue” e per Mila Schön, che vedono il coinvolgimento di artisti come Alighiero Boetti, Pino Pascali, Lucio Fontana, Alexander Calder. Nel 1958 sposa Antonia Mulas, “Nini” Bongiorno, che sarà sua compagna nella vita ma anche nella ricerca artistica. Negli ultimi anni della sua vita, si dedica all’indagine critica della sua opera, da cui nasce la serie delle “Verifiche”, un insieme formato da 14 opere, strutturato in immagini e testi, volte a definire la materia fotografica e i suoi codici tecnici, linguistici ed etici.

Saul Steinberg (1914, Ramnicul Sarat, Bucarest - 1999, New York)

Nato da una famiglia appartenente alla media borghesia ebraica, nel 1933 Saul Steinberg si trasferisce in Italia, dove studia architettura al Politecnico di Milano e inizia la sua carriera di vignettista collaborando per la rivista “Bertoldo”. Il periodo milanese lascia un segno importante nella sua vita: qui conosce intellettuali come Aldo Buzzi, Cesare Zavattini e Achille Campanile. In seguito all’emanazione delle leggi razziali, è costretto a lasciare l’Italia per stabilirsi a New York, dove arriverà - dopo diverse vicissitudini, tra cui il confinamento in un campo di detenzione - nel 1942. Inizia a collaborare con la rivista “New Yorker”, per cui pubblicherà moltissime illustrazioni nel corso di tutta la sua vita. Dopo aver partecipato alla Seconda guerra mondiale, nel 1945 pubblica il suo primo volume di successo, “All in line” con cui raccoglie vignette di propaganda antinazista, opuscoli per l’esercito e i disegni realizzati per il “New Yorker”. Alla fine del conflitto torna più volte in Europa e in particolare in Italia, mantenendo vivo il rapporto con la città di Milano soprattutto grazie all'amicizia con Aldo Buzzi. Le sue illustrazioni ironiche, fantasiose e spesso surreali, caratterizzate da un segno angoloso e continuo che si trasforma spesso in ghirigori barocchi, sono pubblicate su prestigiose riviste e in varî album, ed esposti in numerose mostre insieme a collages e acquerelli

Informazioni utili per la visita

Orari: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica dalle 11 alle 19. Giovedì dalle 11 alle 21 (ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura).
Biglietti:  intero € 12, ridotto € 8 (fino a 26 anni, oltre 70 anni). Gratuito fino a 12 anni; possessori Abbonamento Musei Torino Piemonte, possessori Torino+Piemonte Card, possessori tessera ICOM.
Visitatori diversamente abili e un loro accompagnatore. Guide turistiche abilitate.
Telefono: +39.011.0881150
E-mail: [email protected]
Sito web: Camera

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